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DECRETO PISANU: SI CAMBIA?

venerdì 15 ottobre 2010

Chi frequenta ogni tanto questo blog sa che, a fine 2009, presentai una proposta di legge per modificare l’art. 7 del decreto Pisanu. Quello, cioè, che obbliga i titolari di punti d’accesso ad internet pubblici o wi-fi ad identificare i loro clienti ed a fotocopiarne e conservarne il documento d’identità.


Come già ebbi a sottolineare in tempi non sospetti, al momento della presentazione di tale proposta chiesi le adesioni dei colleghi di tutti i gruppi parlamentari. Trovai però riscontro solo nel PDL e, timidamente, nel PD (con i deputati Concia e Peluffo).

È notizia dei giorni scorsi che un nuovo fronte PD-API-FLI-UDC ha presentato una proposta simile alla mia. Ciò mi ha sinceramente stupito, visto che questi stessi colleghi, un anno fa, non parevano altrettanto interessati alla materia.

Quando il PDL chiedeva la loro adesione (non dimentichiamo che cofirmatario della mia proposta è l’on. Antonio Palmieri, responsabile nazionale internet del partito) non rispondevano, ma oggi sono diventati strenui paladini della libertà del web. Senza, peraltro, ricambiare la cortesia chiedendo al PDL di aderire alla loro proposta.

Pazienza, non siamo qui per parlare di politica.

Volendo badare al sodo, sono lieto di sapere che sia diventata trasversale la volontà di modificare l’art. 7.

Che, ricordiamolo, nonostante quanto molti da tempo vanno sostenendo, non ha scadenza e, quindi, non ha nulla a che fare con il cosiddetto decreto “milleproroghe”.

Avendo però notato un po’ di confusione in giro, voglio ribadire le differenze tra la mia proposta e quella dei colleghi.

Loro prevedono semplicemente l’abrogazione dell’art. 7: gli utenti non devono essere identificati, punto e basta.

Io dico una cosa leggermente diversa: gli utenti non devono essere identificati. Ma se il Ministro dell’interno lo ritiene opportuno (chiaramente per ragioni di sicurezza), può con decreto stabilire casi eccezionali nei quali mantenere la necessità di identificare l’utente. Non, però, come avviene oggi, cioè con l’addetto dell’internet point che deve farsi consegnare personalmente un documento d’identità del suo cliente. In questi soli casi eccezionali, l’identificazione dovrà avvenire con strumenti automatici, consentendo cioè all’utente di autenticarsi da solo, senza bisogno dell’intervento dell’esercente e senza perdere tempo.

Molti hanno sostenuto che l’identificazione è un problema. Secondo me, oggi, il problema è un altro. Forse non pensiamo che quando navighiamo da casa, dal nostro smartphone oppure con la chiavetta collegata al notebook siamo sempre identificati, ed il nostro provider conserva alcuni dati sul nostro comportamento in rete. Quindi, perché è così fastidioso che ci identifichino anche quando usiamo internet da una panchina al parco?

A mio avviso, il problema del Pisanu non è l’identificazione in sé, ma la modalità con cui essa è richiesta. Una modalità che costringe utenti ed esercenti a seguire procedure soffocanti che reprimono e frenano sensibilmente lo sviluppo e la diffusione di internet nel nostro Paese, e che per questo vanno cambiate al più presto.

Ecco perché credo che la soluzione che ho proposto un anno fa sia la più equilibrata: non crea problemi alla diffusione del web e, allo stesso tempo, lascia a chi ne sa più di noi la possibilità di valutare se ci siano casi a rischio per i quali sia opportuno identificare chi naviga.

Si tratterebbe, lo ripeto, solo di un’eccezione, dovendo essere per me la regola quella della non identificazione.

Questi sono i principi da cui parto nel mio ragionamento. Ovviamente sono disponibilissimo a valutare altre soluzioni insieme ai colleghi.

Ciò che conta davvero è dare un po’ di ossigeno ad internet, o il nostro Paese sarà condannato al declino.

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18 Commenti a “DECRETO PISANU: SI CAMBIA?”

  1. Anonymous scrive:

    mi scuso, la parte 1 della proposta è la seguente, la parte 2 è il post precedente:

    Per difendere la segretezza delle comunicazioni elettroniche (di cui è parte il diritto all'anonimato fra mittente e destinatario), il diritto alla privacy e all'inviolabilità del domicilio e della proprietà privata, primachè una limitazione e disciplina dell'uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali per magistrati e forze dell'ordine, occorre una normativa tecnica, inevitabilmente a livello europeo.

    La normativa deve stabilire il principio del diritto all'adozione nella proprietà privata di tutte le tecnologie hardware e software per tutelare la propria privacy, anche nelle comunicazioni elettroniche, come naturale estensione del diritto alla legittima difesa, e di converso, la nullità di qualsiasi atto o patto che limiti la libera circolazione di idee, capitali, merci e persone nell'Unione Europea per attività che relative alla tutela in forma privata e giurisdizionale di tali diritti.

    Proporre una direttiva che impone:

    1)obbligo di interoperabilità e scalabilità per operatori di rete: per tutti gli operatori di telefonia fissa o mobile, anche virtuali, l'obbligo di garantire la comunicazione vocale da dispositivi mobili contenenti sistemi di protezione delle comunicazione, senza :

    1.oneri o costi aggiuntivi per l'utente, a meno che il servizio comporti per ragioni tecniche degli extracosti ovvero un sovraccarico operativo per gli operatori di rete (telefonia, Internet, ecc).

    2.senza perdita della qualità e livello di servizio, salvo per cause di forza maggiore esclusivamente riconducibili a ragioni tecniche del sistema adottato.

    I soggetti indicati devono in particolare consentire senza penalizzazioni di costo o qualità, la comunicazione da dispositivi mobili i quali consentano il cambio continuo del codice IMEI, identificativo del terminale, o nei quali siano installati programmi di cifratura della comunicazione fra mittente e destinatario, in quanto si tratta di tecnologie trasparenti alla rete, che continua il suo funzionamento con o senza la loro adozione, che non comporta un sovraccarico operativo e quindi oneri per gli operatori di telefonia.

  2. Anonymous scrive:

    2) obbligo di aprire i sorgenti dei sistemi operativi dei sistemi atti o adattabili alle comunicazioni vocali, di consentire l'installazione di protocolli, software di gestione o porzioni di codice eseguibile/librerie, sia open-source che proprietari (compatibilmente in questo caso con le licenze di rilascio poste in essere dagli autori), che consentano punto-punto fra terminale mittente e destinatario l'adozione di un livello di cifratura ulteriore e indipendente da quello eventualmente adottato dall'operatore di rete.
    Deve essere libera l'installazione da parte dell'utente di protocolli basati sulla segretezza della chiave di cifratura e/o dell'algoritmo (come SSL e Open SSL), di vari standard crittografia (come DES, 3DES), di algoritmi di casualizzazione per la generazione di dette chiavi di cifratura.

    3) si può prevedere, a tutela degli utenti meno esperti, che da soli non sono in grado di installare tali software, che le case costruttrici inseriscano una chiave e un protocollo di cifratura embedded nel firmware dei dispositivi mobili, che sia presente in modo nativo al momento dell'acquisto, e attivabile in maniera user-friendly dalle impostazioni personalizzate dell'utente. Negli Stati uniti da 30 anni i cellulari hanno una chiave e un algoritmo proprietario di cifratura asimmetrica, la chiave di cifratura privata è abbinata dal costruttore all'IMEI identificativo del cellulare, e la tabella di corrispondenza è accessibile alla polizia per le intercettazioni, ma permette d evitare abusi di privati.

    Tempo di adeguamento perentorio entro 3 ANNI, per operatori di rete e costruttori di dispositivi di comunicazione vocale, dopodichè è vietata la produzione o montaggio finale, importazione, esportazione, commercializzazione, trasporto o stoccaggio di dispositivi mobili atti o adattabili alla comunicazione vocale non conformi alla direttiva.

    Il tutto muova dalla premessa che i diritti citati siano diritti soggettivi indisponibili, per cui la rete e le tecnologie presenti sul mercato devono consentire un'adeguata tutela, se non a tutti come silenzio-assenso (non appena si acquista un cellulare), almeno a quanti intendono esercitarla.

  3. LiberalVox scrive:

    Il terzo polo prende forma!

    Occhi puntati sul 14 dicembre. E allora tutti contro Berlusconi! Si gioca tutto sulla (s)fiducia al governo. Al centro del vertice tenutosi tra Udc, Fli e Api la verifica dei margini di un accordo sulla mozione di sfiducia al governo annunciata dal partito di Pierferdinando Casini. All’incontro, che si è svolto nello studio del presidente della Camera, c'erano anche Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc, Bruno Tabacci dell’Api e Italo Bocchino, capogruppo alla Camera di Fli. Conclusosi da poco il politburo, la triade (Gianfranco Fini, Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini) avrebbe raggiunto un’intesa di massima per presentare un documento insieme. Il terzo polo marcia verso una mozione comune per sfiduciare il governo e andare al governo senza passare per le urne! Pallottoliere alla mano, ai 36 deputati di Fli (escluso Gianfranco Fini presidente della Camera) si aggiungono i 35 voti dell’Udc di Casini, i 6 dell’Api di Rutelli, i 5 dell’Mpa guidati da Lombardo e i 3 Libem di Tanoni (complessivamente sono 85). A questi, poi, bisogna sommare i due deputati del gruppo misto, che hanno dichiarato di votare la sfiducia: l’esponente del Pri Giorgio La Malfa e l’ex azzurro Paolo Guzzanti. In totale, dunque, si arriva a quota 87. Giochi fatti, dunque! Ma prima di ufficializzare la mossa si terranno una serie di incontri, così, tanto per salvare la faccia e apparire un pò più democratici del partito 'padronale' del Cavaliere. Questione di facciata, non certo di sostanza (chiedete a Storace cosa ne pensa di Fini e della democrazia interna del partito ai tempi di MSI e AN)! Fini, così, vedrà i gruppi di Fli per comunicare la decisione (già presa senza di loro) e valutarla (!?) con i suoi. Al termine del vertice tra Fli, Udc, Api, Ld e Mpa a Montecitorio, Rutelli ha lasciato intendere che l’intesa è vicina: “La riunione di questa mattina è andata molto bene, c’è un’ampia convergenza tra di noi, non mi fate dire altro”. E Casini ha confermato: “L’incontro è andato benissimo”. Sembra la triade degli sfigati, in cerca di rivalsa: Fini che prima annega nelle acque di Fiuggi un partito (MSI), ne crea uno nuovo di zecca (AN), poi lo distrugge per fonderlo con un altro partito (FI) nel secondo polo (PDL) e oggi lo separa di nuovo per Futuro e Libertà: Gianfry, che ha perso la trebisonda appresso alla Tulliani, da delfino di Giorgio Almirante rischia di fare il baccalà a mollo; Rutelli nato da una costola di Pannella e cresciuto(!?) all'ombra prima di D'Alema, poi di Veltroni, l'eterno ragazzino, la giovane(!?) promessa che non riesce a… mantenere, spera di farlo adesso: la speranza è l'ultima a morire, ma per l'ex sindaco di Roma è eutanasia politica allo stato puro quella di farsi portare per mano, dal gatto (Gianfry) e dalla volpe (Casini), per rimettersi sotto l'ombra dell'albero dei miracoli; infine lui, Pierferdy Casini, l'erede nudo di Andreotti, Fanfani, Forlani, Gava, Cirino Pomicino, che si ritrova in mano, in tempo di euro, uno scudo… 'crociato' che non serve più nenache a racimolare i voti delle vecchiette e di qualche parroco di campagna, lui che ha sposato in seconde nozze la figlia di Caltagirone – palazzinaro e editore romano, suoi tutti i cantieri della capitale, suo "Il Messaggero", insomma, un aspirante Berlusconi! – per fare carriera politica, anche se per vocazione è panettiere nato: "da Pierferdy il Mago dei 2forni"!

  4. Anonymous scrive:

    http://www.fisi.polimi.it/polycom//

    nel progetto della rete di nuova generazione non sono prese in considerazione le fibre ottiche in materiale plastico, brevetto ormai consolidato del 2006, usato su larga scala con successo in francia e germania, del tutto gratuito.

    costa come le fibre ottich in vetro, 30 euro al metro, con una qualità nemmeno comparabile, 1 gigabyte/secondo di velocità per ogni fibra

  5. Marco scrive:

    Buongiorno Onorevole,
    nel caso di identificazione tramite numero di cellulare, per favore ricordatevi sempre della problematica inerente agli stranieri, turisti e persone in Italia in viaggio di business, abituati al wi-fi libero ovunque ( come lo sono io viaggiando all'estero ), che rischierebbero comunque, non avendo una scheda SIM italiana, di non poter usufruire del servizio.
    L'importante è abbattere costi e burocrazia per i gestori degli esercizi pubblici, poi.

  6. Anonymous scrive:

    il certificato medico elettronico voluto da Brunetta stenta decollare in alcune regioni come la Liguria.

    Possiamo suggerire di introdurre con legge delega al Governo un prezzo massimo di 50 centesimi di euro a certificato direttamente incassati dal medico di base, come tariffa temporanea e non prorogabile per un periodo di un anno. Con una media di 10 certificati al giorno, in 5-6 mesi è ripagato l'acquisto di un portatile di buone prestazioni, dal prezzo compreso fra i 500-600 euro.

    Finora il certificato è gratuito, ma per i cittadini è un prezzo accettabile dato il risparmio di 2 raccomandate A/R a datore e INPS (6 euro l'una) e delle relative code.

    Altre risorse sono reperibili destinando ai medici di base e agli ospedali rimborsi per l'acquisto di portatili o palmari, dai risparmi previsti dall'INPS (550 milioni di euro l'anno eliminando la lettura cartaceA DEI CERTIFICATI)

  7. Anonymous scrive:

    http://it.wikinews.org/wiki/Wi-fi_libero_in_Italia:_deluse_le_speranze,_il_provvedimento_pu%C3%B2_attendere

    purtroppo neon è stato nemmeno calendarizzato all'ordine del giorno..

    non dimentichiamo l'introduzione di una procedura snella di autenticazione tramite SMS registrato e inviato dal server dell'Internet Point al cellulare indicato dal cliente. a chi registra una SIM è richiesto comunque un documento d'identità di cui l'operatore deve avere copia.

    Ricordiamoci anche lettori usb di passaporti, patenti o altri documenti dotati di chip e banda magnetica.

    questi minimi interventi tecnici possono mettere d'accordo chi vuole wi-fi libero e obbligo di identificazione.

  8. rockranx scrive:

    Mi scuso per il post multiplo ma blogger dava l'errore:Request-URI Too Large non cofermando l'avvenuto post.

  9. rockranx scrive:

    Con questa normativa in materia di accesso wifi si e' identificata tutta l'utenza che ne richiedeva l'uso: che risultati ha prodotto? Zero. Ergo se una norma non produce i risultati nel contrastare un fenomeno e' una norma dannosa perche' il prezzo che abbiamo pagato e' stata la nostra libertà (si consegnano copie fotostatiche di nostri documenti a individui di discutibile e non comprovata correttezza).
    E non mi si parli, on. Cassinelli, di rimodularla perche' NON ne cambierebbe l'efficacia, ci sono troppi sistemi per evitarla in ogni caso, a partire dall'uso di sim estere in territorio italiano (possono tranquillamente essere usate e non sono mai state rilasciate con un documento d'identita', possono navigare e scambiare dati in roaming…per non parlare delle milioni di sim intestate a ignare persone, vedasi lo scandalo degli scorsi anni dei gonfiatissimi numeri di attivazione nei bilanci telecom).
    E' un alto prezzo che abbiamo anche materialmente pagato con costi di questo servizio piu' alti o indirettamente nel conto di quel che compravamo nei locali che lo offrivano(rispettarla ha dei costi e questi ricadono sempre sui clienti). Si ha paura che tolta questa norma internet sia piu' anarchica, che i criminali si stiano sfregando le mani!? Se lo fosse veramente allora l'anarchia pervaderebbe TUTTI gli altri stati in cui queste norme NON esistono, e sono GLI stati che gli attentati su vasta scala li hanno subiti prima di tutti. La realta' e' molto piu' semplice, ANCHE senza questa norma iper restrittiva e ripugnante e' ugualmente TUTTO tracciabile: informaticamente parlando rimane SEMPRE traccia di qualcosa, la differenza la fanno le INDAGINI e la sorveglianza ovvero l'intelligence. Sono quelli gli strumenti che qualunque stato dovrebbe migliorare e rendere efficaci. Ognuno di noi puo' andare in una cabina e fare una telefonata senza che nessuno gli chieda un documento, puo' scrivere una cartolina, mandare un pacco ma e' solo in caso di illecito che si riscostruisce l'uso criminale di tali mezzi, NON li si proibisce o li si limita preventivamente, NON l'abbiamo fatto ma con internet invece si': sono le indagini a capire da dove e' partita la telefonata, la cartolina, il pacco, sono le indagini a stabilire chi ha usato quei mezzi rilevando le impronte digitali, tracce organiche.
    Finalmente si presenta l'occasione per ridare alla popolazione la stessa identica liberta' che aveva prima del decreto che, intendiamoci, in caso di emergenza e come norma transitoria era comprensibilissima, tenuta perennemente in vita invece e' uno scandalo non piu' tollerabile e, mi creda onorevole, ogni sforzo che ha fatto per cambiarla e' stato e sempre sara' lodevole, il punto e' che secondo me debba convincersi di quanto sia costata e costi alle persone.

  10. rockranx scrive:

    Con questa normativa in materia di accesso wifi si e' identificata tutta l'utenza che ne richiedeva l'uso: che risultati ha prodotto? Zero. Ergo se una norma non produce i risultati nel contrastare un fenomeno e' una norma dannosa perche' il prezzo che abbiamo pagato e' stata la nostra libertà (si consegnano copie fotostatiche di nostri documenti a individui di discutibile e non comprovata correttezza).
    E non mi si parli, on. Cassinelli, di rimodularla perche' NON ne cambierebbe l'efficacia, ci sono troppi sistemi per evitarla in ogni caso, a partire dall'uso di sim estere in territorio italiano (possono tranquillamente essere usate e non sono mai state rilasciate con un documento d'identita', possono navigare e scambiare dati in roaming…per non parlare delle milioni di sim intestate a ignare persone, vedasi lo scandalo degli scorsi anni dei gonfiatissimi numeri di attivazione nei bilanci telecom).
    E' un alto prezzo che abbiamo anche materialmente pagato con costi di questo servizio piu' alti o indirettamente nel conto di quel che compravamo nei locali che lo offrivano(rispettarla ha dei costi e questi ricadono sempre sui clienti). Si ha paura che tolta questa norma internet sia piu' anarchica, che i criminali si stiano sfregando le mani!? Se lo fosse veramente allora l'anarchia pervaderebbe TUTTI gli altri stati in cui queste norme NON esistono, e sono GLI stati che gli attentati su vasta scala li hanno subiti prima di tutti. La realta' e' molto piu' semplice, ANCHE senza questa norma iper restrittiva e ripugnante e' ugualmente TUTTO tracciabile: informaticamente parlando rimane SEMPRE traccia di qualcosa, la differenza la fanno le INDAGINI e la sorveglianza ovvero l'intelligence. Sono quelli gli strumenti che qualunque stato dovrebbe migliorare e rendere efficaci. Ognuno di noi puo' andare in una cabina e fare una telefonata senza che nessuno gli chieda un documento, puo' scrivere una cartolina, mandare un pacco ma e' solo in caso di illecito che si riscostruisce l'uso criminale di tali mezzi, NON li si proibisce o li si limita preventivamente, NON l'abbiamo fatto ma con internet invece si': sono le indagini a capire da dove e' partita la telefonata, la cartolina, il pacco, sono le indagini a stabilire chi ha usato quei mezzi rilevando le impronte digitali, tracce organiche.
    Finalmente si presenta l'occasione per ridare alla popolazione la stessa identica liberta' che aveva prima del decreto che, intendiamoci, in caso di emergenza e come norma transitoria era comprensibilissima, tenuta perennemente in vita invece e' uno scandalo non piu' tollerabile e, mi creda onorevole, ogni sforzo che ha fatto per cambiarla e' stato e sempre sara' lodevole, il punto e' che secondo me debba convincersi di quanto sia costata e costi alle persone.

  11. rockranx scrive:

    Con questa normativa in materia di accesso wifi si e' identificata tutta l'utenza che ne richiedeva l'uso: che risultati ha prodotto? Zero. Ergo se una norma non produce i risultati nel contrastare un fenomeno e' una norma dannosa perche' il prezzo che abbiamo pagato e' stata la nostra libertà (si consegnano copie fotostatiche di nostri documenti a individui di discutibile e non comprovata correttezza).
    E non mi si parli, on. Cassinelli, di rimodularla perche' NON ne cambierebbe l'efficacia, ci sono troppi sistemi per evitarla in ogni caso, a partire dall'uso di sim estere in territorio italiano (possono tranquillamente essere usate e non sono mai state rilasciate con un documento d'identita', possono navigare e scambiare dati in roaming…per non parlare delle milioni di sim intestate a ignare persone, vedasi lo scandalo degli scorsi anni dei gonfiatissimi numeri di attivazione nei bilanci telecom).
    E' un alto prezzo che abbiamo anche materialmente pagato con costi di questo servizio piu' alti o indirettamente nel conto di quel che compravamo nei locali che lo offrivano(rispettarla ha dei costi e questi ricadono sempre sui clienti). Si ha paura che tolta questa norma internet sia piu' anarchica, che i criminali si stiano sfregando le mani!? Se lo fosse veramente allora l'anarchia pervaderebbe TUTTI gli altri stati in cui queste norme NON esistono, e sono GLI stati che gli attentati su vasta scala li hanno subiti prima di tutti. La realta' e' molto piu' semplice, ANCHE senza questa norma iper restrittiva e ripugnante e' ugualmente TUTTO tracciabile: informaticamente parlando rimane SEMPRE traccia di qualcosa, la differenza la fanno le INDAGINI e la sorveglianza ovvero l'intelligence. Sono quelli gli strumenti che qualunque stato dovrebbe migliorare e rendere efficaci. Ognuno di noi puo' andare in una cabina e fare una telefonata senza che nessuno gli chieda un documento, puo' scrivere una cartolina, mandare un pacco ma e' solo in caso di illecito che si riscostruisce l'uso criminale di tali mezzi, NON li si proibisce o li si limita preventivamente, NON l'abbiamo fatto ma con internet invece si': sono le indagini a capire da dove e' partita la telefonata, la cartolina, il pacco, sono le indagini a stabilire chi ha usato quei mezzi rilevando le impronte digitali, tracce organiche.
    Finalmente si presenta l'occasione per ridare alla popolazione la stessa identica liberta' che aveva prima del decreto che, intendiamoci, in caso di emergenza e come norma transitoria era comprensibilissima, tenuta perennemente in vita invece e' uno scandalo non piu' tollerabile e, mi creda onorevole, ogni sforzo che ha fatto per cambiarla e' stato e sempre sara' lodevole, il punto e' che secondo me debba convincersi di quanto sia costata e costi alle persone.

  12. Rockranx scrive:

    Con questa normativa in materia di accesso wifi si e' identificata tutta l'utenza che ne richiedeva l'uso: che risultati ha prodotto? Zero. Ergo se una norma non produce i risultati nel contrastare un fenomeno e' una norma dannosa perche' il prezzo che abbiamo pagato e' stata la nostra libertà (si consegnano copie fotostatiche di nostri documenti a individui di discutibile e non comprovata correttezza).
    E non mi si parli, on. Cassinelli, di rimodularla perche' NON ne cambierebbe l'efficacia, ci sono troppi sistemi per evitarla in ogni caso, a partire dall'uso di sim estere in territorio italiano (possono tranquillamente essere usate e non sono mai state rilasciate con un documento d'identita', possono navigare e scambiare dati in roaming…per non parlare delle milioni di sim intestate a ignare persone, vedasi lo scandalo degli scorsi anni dei gonfiatissimi numeri di attivazione nei bilanci telecom).
    E' un alto prezzo che abbiamo anche materialmente pagato con costi di questo servizio piu' alti o indirettamente nel conto di quel che compravamo nei locali che lo offrivano(rispettarla ha dei costi e questi ricadono sempre sui clienti). Si ha paura che tolta questa norma internet sia piu' anarchica, che i criminali si stiano sfregando le mani!? Se lo fosse veramente allora l'anarchia pervaderebbe TUTTI gli altri stati in cui queste norme NON esistono, e sono GLI stati che gli attentati su vasta scala li hanno subiti prima di tutti. La realta' e' molto piu' semplice, ANCHE senza questa norma iper restrittiva e ripugnante e' ugualmente TUTTO tracciabile: informaticamente parlando rimane SEMPRE traccia di qualcosa, la differenza la fanno le INDAGINI e la sorveglianza ovvero l'intelligence. Sono quelli gli strumenti che qualunque stato dovrebbe migliorare e rendere efficaci. Ognuno di noi puo' andare in una cabina e fare una telefonata senza che nessuno gli chieda un documento, puo' scrivere una cartolina, mandare un pacco ma e' solo in caso di illecito che si riscostruisce l'uso criminale di tali mezzi, NON li si proibisce o li si limita preventivamente, NON l'abbiamo fatto ma con internet invece si': sono le indagini a capire da dove e' partita la telefonata, la cartolina, il pacco, sono le indagini a stabilire chi ha usato quei mezzi rilevando le impronte digitali, tracce organiche.
    Finalmente si presenta l'occasione per ridare alla popolazione la stessa identica liberta' che aveva prima del decreto che, intendiamoci, in caso di emergenza e come norma transitoria era comprensibilissima, tenuta perennemente in vita invece e' uno scandalo non piu' tollerabile e, mi creda onorevole, ogni sforzo che ha fatto per cambiarla e' stato e sempre sara' lodevole, il punto e' che secondo me debba convincersi di quanto sia costata e costi alle persone.

  13. Rockranx scrive:

    Con questa normativa in materia di accesso wifi si e' identificata tutta l'utenza che ne richiedeva l'uso: che risultati ha prodotto? Zero. Ergo se una norma non produce i risultati nel contrastare un fenomeno e' una norma dannosa perche' il prezzo che abbiamo pagato e' stata la nostra libertà (si consegnano copie fotostatiche di nostri documenti a individui di discutibile e non comprovata correttezza).
    E non mi si parli, on. Cassinelli, di rimodularla perche' NON ne cambierebbe l'efficacia, ci sono troppi sistemi per evitarla in ogni caso, a partire dall'uso di sim estere in territorio italiano (possono tranquillamente essere usate e non sono mai state rilasciate con un documento d'identita', possono navigare e scambiare dati in roaming…per non parlare delle milioni di sim intestate a ignare persone, vedasi lo scandalo degli scorsi anni dei gonfiatissimi numeri di attivazione nei bilanci telecom).
    E' un alto prezzo che abbiamo anche materialmente pagato con costi di questo servizio piu' alti o indirettamente nel conto di quel che compravamo nei locali che lo offrivano(rispettarla ha dei costi e questi ricadono sempre sui clienti). Si ha paura che tolta questa norma internet sia piu' anarchica, che i criminali si stiano sfregando le mani!? Se lo fosse veramente allora l'anarchia pervaderebbe TUTTI gli altri stati in cui queste norme NON esistono, e sono GLI stati che gli attentati su vasta scala li hanno subiti prima di tutti. La realta' e' molto piu' semplice, ANCHE senza questa norma iper restrittiva e ripugnante e' ugualmente TUTTO tracciabile: informaticamente parlando rimane SEMPRE traccia di qualcosa, la differenza la fanno le INDAGINI e la sorveglianza ovvero l'intelligence. Sono quelli gli strumenti che qualunque stato dovrebbe migliorare e rendere efficaci. Ognuno di noi puo' andare in una cabina e fare una telefonata senza che nessuno gli chieda un documento, puo' scrivere una cartolina, mandare un pacco ma e' solo in caso di illecito che si riscostruisce l'uso criminale di tali mezzi, NON li si proibisce o li si limita preventivamente, NON l'abbiamo fatto ma con internet invece si': sono le indagini a capire da dove e' partita la telefonata, la cartolina, il pacco, sono le indagini a stabilire chi ha usato quei mezzi rilevando le impronte digitali, tracce organiche.
    Finalmente si presenta l'occasione per ridare alla popolazione la stessa identica liberta' che aveva prima del decreto che, intendiamoci, in caso di emergenza e come norma transitoria era comprensibilissima, tenuta perennemente in vita invece e' uno scandalo non piu' tollerabile e, mi creda onorevole, ogni sforzo che ha fatto per cambiarla e' stato e sempre sara' lodevole, il punto e' che secondo me debba convincersi di quanto sia costata e costi alle persone.

  14. Rockranx scrive:

    Con questa normativa in materia di accesso wifi si e' identificata tutta l'utenza che ne richiedeva l'uso: che risultati ha prodotto? Zero. Ergo se una norma non produce i risultati nel contrastare un fenomeno e' una norma dannosa perche' il prezzo che abbiamo pagato e' stata la nostra libertà (si consegnano copie fotostatiche di nostri documenti a individui di discutibile e non comprovata correttezza).
    E non mi si parli, on. Cassinelli, di rimodularla perche' NON ne cambierebbe l'efficacia, ci sono troppi sistemi per evitarla in ogni caso, a partire dall'uso di sim estere in territorio italiano (possono tranquillamente essere usate e non sono mai state rilasciate con un documento d'identita', possono navigare e scambiare dati in roaming…per non parlare delle milioni di sim intestate a ignare persone, vedasi lo scandalo degli scorsi anni dei gonfiatissimi numeri di attivazione nei bilanci telecom).
    E' un alto prezzo che abbiamo anche materialmente pagato con costi di questo servizio piu' alti o indirettamente nel conto di quel che compravamo nei locali che lo offrivano(rispettarla ha dei costi e questi ricadono sempre sui clienti). Si ha paura che tolta questa norma internet sia piu' anarchica, che i criminali si stiano sfregando le mani!? Se lo fosse veramente allora l'anarchia pervaderebbe TUTTI gli altri stati in cui queste norme NON esistono, e sono GLI stati che gli attentati su vasta scala li hanno subiti prima di tutti. La realta' e' molto piu' semplice, ANCHE senza questa norma iper restrittiva e ripugnante e' ugualmente TUTTO tracciabile: informaticamente parlando rimane SEMPRE traccia di qualcosa, la differenza la fanno le INDAGINI e la sorveglianza ovvero l'intelligence. Sono quelli gli strumenti che qualunque stato dovrebbe migliorare e rendere efficaci. Ognuno di noi puo' andare in una cabina e fare una telefonata senza che nessuno gli chieda un documento, puo' scrivere una cartolina, mandare un pacco ma e' solo in caso di illecito che si riscostruisce l'uso criminale di tali mezzi, NON li si proibisce o li si limita preventivamente, NON l'abbiamo fatto ma con internet invece si': sono le indagini a capire da dove e' partita la telefonata, la cartolina, il pacco, sono le indagini a stabilire chi ha usato quei mezzi rilevando le impronte digitali, tracce organiche.
    Finalmente si presenta l'occasione per ridare alla popolazione la stessa identica liberta' che aveva prima del decreto che, intendiamoci, in caso di emergenza e come norma transitoria era comprensibilissima, tenuta perennemente in vita invece e' uno scandalo non piu' tollerabile e, mi creda onorevole, ogni sforzo che ha fatto per cambiarla e' stato e sempre sara' lodevole, il punto e' che secondo me debba convincersi di quanto sia costata e costi alle persone.

  15. Paolo scrive:

    Buona giornata Onorevole,

    la Sua frase "Forse non pensiamo che quando navighiamo da casa, dal nostro smartphone oppure con la chiavetta collegata al notebook siamo sempre identificati, ed il nostro provider conserva alcuni dati sul nostro comportamento in rete." dovrebbe portare in primo piano i notevoli problemi che l'implementazione della direttiva sulla conservazione dei dati (data retention, 2006/24/CE) sta causando alla privacy dei cittadini italiani.

    A mio avviso l'art. 7 Pisanu è un aspetto esacerbato dello stesso quadro, oltre tutto privo (a quanto mi risulta) di qualsiasi valutazione di impatto concernente la sua efficacia nel raggiungimento degli obiettivi di lotta al terrorismo dichiarati.

    Lascio, spero a beneficio di tutti (se non è permesso postare link, La prego di scusarmi e di cancellarlo) un link di una pagina sulla quale stiamo raccogliendo documentazione ed evidenziando i vari problemi in passato sottolineati dal Garante della Privacy, pagina che spero possa servire per focalizzare meglio i punti a mio avviso dolenti del quadro regolatorio italiano (è una pagina wiki aperta a tutti, lavori in corso).

  16. Vincenzo scrive:

    Se non le capisce lei le dinamiche parlamentari figurarsi noi persone comuni.
    In ogni caso che qualcosa si muova è una cosa positiva. Sono d'accordo col suo ragionamento sul fatto che l'identificazione sia solo da sburocratizzare, ma ciò che interessa davvero è che si arrivi a qualcosa di concreto e nella direzione giusta. Incrociamo le dita e vediamo come andrà questa volta.

  17. buzz scrive:

    l'importante e' che si cambi davvero!!!!

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