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OBBLIGO DI RETTIFICA: L’EMENDAMENTO – NUOVA RELEASE

venerdì 2 luglio 2010

***UPDATE DEL 5 LUGLIO 2010: SONO STATE AGGIUNTE LE PARTE IN ROSSO***

Quando ho pubblicato qui sul blog la precedente versione dell’emendamento al ddl intercettazioni, ho ricevuto commenti di ogni tipo. Mi pare che sia pressoché unanime il riconoscimento che si tratti di un passo avanti rispetto all’attuale testo. Alcuni mi hanno però scritto che la soluzione migliore sarebbe comunque l’abrogazione del comma 29: continuo a non essere d’accordo, per le ragioni che ho già scritto nei post precedenti e che non sto qui a ripetere.

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OBBLIGO DI RETTIFICA: L’EMENDAMENTO

mercoledì 16 giugno 2010

Credevo che avremmo avuto più tempo ma, per una volta, il Parlamento italiano ha dimostrato di funzionare con efficienza: già da oggi il ddl intercettazioni sarà discusso in Commissione giustizia a Montecitorio.

Per questo, ho dovuto stringere e raccogliere le idee pervenute, pur nel poco tempo a disposizione e senza che l’iniziativa sia stata da me in alcuna maniera pubblicizzata, su questo blog e sugli altri che hanno dato una mano (Byoblu e ilNichilista).

Ho trovato molti spunti interessanti in ciò che avete scritto, e da essi è nato il testo che trovate qui di seguito.

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OBBLIGO DI RETTIFICA: SCRIVIAMO IL MIGLIOR EMENDAMENTO POSSIBILE

lunedì 14 giugno 2010


Alcuni amici blogger (Claudio Messora di Byoblu.com e Fabio Chiusi de ilNichilista) mi hanno scritto nei giorni scorsi chiedendomi di proporre un emendamento al famoso ddl intercettazioni, ora in discussione al Senato, in modo da modificare la parte in cui si prevede che tutti i siti internet (senza distinzione tra realtà professionali ed amatoriali) debbano sottostare all’obbligo di rettifica nei medesimi termini.

Si tratta di una questione che conosco da tempo.

Già nel febbraio del 2009, quando il ddl era in Commissione giustizia a Montecitorio, avevo preparato un emendamento. Poi, però, mi venne riferito che un gruppo dell’opposizione avrebbe presentato un testo diverso dal mio ma dai contenuti simili e comunque anch’esso “pro-rete”: sicché decisi di non presentare alcun emendamento, in modo da evitare uno scontro che certamente avrebbe nuociuto alla possibilità di approvare l’uno e l’altro testo.

Fatto sta che l’opposizione, in Commissione, non presentò quell’emendamento.

Così, dopo essere stato approvato dall’Assemblea, il ddl è giunto al Senato con l’articolo 15 (poi diventato comma 28 dell’articolo 1) ancora intatto.

Come è noto, il testo che uscirà da Palazzo Madama sarà diverso da quello approvato dalla Camera: tornerà quindi in discussione da noi.

Pertanto, non considerando affatto condivisibile l’impostazione che equipara, per quanto concerne l’obbligo di rettifica, questo modesto blog al sito del Corriere, ho deciso che, non appena il ddl in questione sarà a Montecitorio, presenterò un emendamento.

Ho fatto vedere ad alcuni amici il testo preparato appunto nel 2009: tutti hanno convenuto che si tratta di un evidente miglioramento rispetto al ddl, ma alcuni hanno espresso anche alcuni dubbi.

Per questo, come già hanno fatto Byoblu e ilNichilista, pubblico di seguito il testo originario dell’emendamento, in modo che chiunque possa fare osservazioni, commenti e critiche. Magari, se avremo un buon riscontro, potremo ipotizzare di mettere l’emendamento su piattaforma wiki in modo da rendere più agevole a tutti la presentazione di modifiche.

Ogni idea o nuova soluzione, anche tecnica, è la benvenuta. Per completezza però voglio precisare quali sono le mie opinioni in merito (da liberale, comunque, fermi alcuni principi e valori per me indiscutibili, non mi precludo mai la possibilità di cambiare posizione se dovessero emergere argomentazioni particolarmente convincenti):

  • non sono d’accordo con chi sostiene che solo le testare registrate (es. Corriere, Repubblica, il Giornale, ecc.) dovrebbero sottostare all’obbligo di rettifica. Se un qualsiasi blogger scrive sulle proprie pagine che Tizio è un ladro, chi cercherà il nome di Tizio su Google potrebbe finire proprio su quel post in cui si scrive che Tizio un ladro. E se Tizio non è un ladro ma un onesto lavoratore, non vedo perché non possa chiedere al blogger di rettificare;
  • credo, invece, che al blogger di prima debbano essere posti termini diversi rispetto a quelli relativi ad una redazione professionale: un amatore non ha sempre il computer a disposizione, potrebbe avere l’adsl guasta, o essere in vacanza, o semplicemente non avere voglia di navigare per un paio di giorni. Per questo ho proposto una distinzione: 48 ore per una testata registrata, 7 giorni per un sito non registrato.

Restano da valutare altre possibili ipotesi, diverse dal punto di vista tecnico. Ma su questo vorrei sentire prima di tutto la vostra voce: in rete circolano diverse idee, bisogna però capirne l’effettiva realizzabilità.

Vi invito quindi a leggere il testo dell’emendamento e a commentarlo. Solo così potremo presentare il miglior emendamento possibile.

E agli scettici dico: non dimenticatevi che, in passato, abbiamo già eliminato il “mostro” D’Alia… (mi riferisco ovviamente solo all’emendamento, non al Senatore).


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PROPOSTA DI EMENDAMENTO

ART. 1

Al comma 28, lettera a), sostituire il secondo periodo con il seguente: « per i siti e le pagine diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, con le stesse caratteristiche grafiche e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono, entro quarantotto ore dalla richiesta se la testata è registrata presso la cancelleria del Tribunale come disposto dall’articolo 5, oppure entro sette giorni dalla richiesta se il sito o la pagina non è riconducibile ad alcuna testata registrata presso la cancelleria del Tribunale, ed in entrambi i casi devono rimanere visibili per un tempo almeno pari a quello in cui è rimasta visibile la notizia cui si riferiscono ».

Al comma 28, lettera d), sostituire le parole « per quanto riguarda i siti informatici » con le seguenti: « per quanto riguarda i siti e le pagine diffusi per via telematica ».

Al comma 28, lettera e), sostituire le parole « o delle trasmissioni informatiche o telematiche » con le seguenti: « o dei siti e delle pagine diffusi per via telematica ».

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FILE SHARING: LETTERA APERTA AL MINISTRO MARONI

martedì 13 aprile 2010
Incollo di seguito la lettera aperta al Ministro Maroni che una trentina tra parlamentari, accademici, giuristi, blogger e giornalisti, ivi compreso il sottoscritto, hanno diffuso questa mattina.
Buona lettura!

LETTERA APERTA AL MINISTRO MARONI
On.le Ministro Roberto Maroni,
Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet.
Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l’altra concessa a Radio Uno in data 10 aprile, Lei ha nuovamente dichiarato di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese della disconnessione da internet dei cosiddetti “pirati”. Lei ipotizza addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d’intrattenimento. Lei ha inoltre giustamente ribadito che esiste una differenza sostanziale tra il furto e la condivisione, sottolineando che l’uso di reti di file sharing equivale “a fare una copia di un cd acquistato e regalarla ad altri, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici”.
Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili.
Apprezziamo il coraggio e la sincerità di chi, come Lei, si prende la responsabilità politica di raccontare la quotidianità di quanto avviene nel nostro Paese: milioni di utenti hanno ormai scelto lo strumento informatico per la ricerca e lo scambio dei contenuti che più li interessano.
Questo fenomeno non può essere semplicemente liquidato come criminalità, o, peggio “pirateria”.
Peraltro, le Sue dichiarazioni sono supportate dai risultati dell’indagine conoscitiva sulla pirateria digitale non a scopo di lucro condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (AGCom), pubblicata qualche settimana fa, nella quale si evidenzia come la pirateria non commerciale nella gran parte dei casi beneficia il mercato e come misure repressive contro questo fenomeno siano inutili e dannose.
Coloro i quali si battono come noi per l’affermazione delle libertà individuali nel dominio digitale non chiedono alle istituzioni di rinunciare al proprio ruolo regolatore, ma di discutere le possibili riforme per gestire la situazione reale, che Lei mostra di ben conoscere, adottando gli opportuni provvedimenti.
Da Ministro Lei può fare molto per trarre le dovute conseguenze da quanto ha sostenuto pubblicamente.
Innanzitutto chiedendo l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente.
In secondo luogo impegnandosi a sostenere iniziative normative che vadano nella direzione da Lei indicata.
Già in parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che prevedono la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing, come quella a prima firma Marco Beltrandi, che prevede un pagamento di una licenza da parte dell’utente o quella a prima firma Roberto Cassinelli che amplia lo spettro delle utilizzazioni libere.
Per esporLe il contenuto delle proposte e presentarLe altre attività alle quali potrebbe essere interessato a partecipare siamo a chiederLe un incontro.
Se Lei volesse essere promotore di un’iniziativa legislativa, o approfondire l’argomento, saremo lieti di mettere a Sua disposizione il contributo di esperti e centri studi che potrebbero arricchire il lavoro e il dibattito sui temi che ha dimostrato di tenere nella giusta considerazione.
Certi di un Suo gentile riscontro, porgiamo distinti saluti

PRIMI FIRMATARI:
• Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Sergio Bellucci, consulente LAIT spa, Presidente Net Left
• Marco Beltrandi, deputato radicale
• Rita Bernardini, deputato radicale
• Paolo Brini, portavoce del Movimento ScambioEtico
• Renato Brunetti, presidente di Unidata
• Marco Cappato, presidente dell’Associazione Agorà Digitale
• Alessandro Capriccioli, blogger, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Roberto Cassinelli, deputato del Popolo delle Libertà
• Marco Ciurcina, presidente dell’Associazione Software Libero
• Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro NEXA – Università di Torino
• Fiorello Cortiana, Condividi la Conoscenza
• Arturo Di Corinto, giornalista, presidente di Free Hardware Foundation
• Luigi Di Liberto, coordinatore del Movimento ScambioEtico
• Diego Galli, responsabile Internet di Radio Radicale
• Giovanni Battista Gallus, avvocato ed esperto in diritto delle nuove
tecnologie
• Alessandro Gilioli, giornalista e blogger
• Athos Gualazzi, presidente dell’Associazione Partito Pirata
• Lorenzo Lipparini, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Flavia Marzano, presidente UnaRete
• Matteo Mecacci, deputato radicale
• Francesco Paolo Micozzi, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Luca Nicotra, segretario dell’Associazione Agorà Digitale
• Marco Perduca, senatore radicale
• Marco Pierani, Responsabile Istituzioni Altroconsumo
• Stefano Quintarelli, ceo di Reeplay.it, blogger ed esperto di tlc
• Marco Ricolfi, co-direttore del Centro NEXA – Università di Torino
• Marco Scialdone, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Guido Scorza, presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
• Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani
• Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico
• Vittorio Zambardino, giornalista e blogger
È possibile sottoscrivere la lettera aperta alla pagina www.agoradigitale.org/letteramaroni
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DECRETO ROMANI: IO VE L’AVEVO DETTO…

lunedì 1 marzo 2010

Perdonate quel pizzico di arroganza che mi sono concesso nel titolo del post. Ma questa volta credo di poter dire con certezza di avere avuto ragione.

Quando, un mese fa, scrissi che non vi erano motivi di preoccupazione, poiché il decreto Romani non avrebbe messo in pericolo la libertà del web (di cui sono – credetemi – il più strenuo difensore), alcuni hanno accolto il mio post con scetticismo. Oggi, però, non si può più essere scettici poiché il testo definitivo del decreto, approvato dal Consiglio dei Ministri, fuga ogni possibile dubbio.

La sostanza rimane pressoché invariata rispetto alla prima versione del testo: nessun vincolo, cioè, per le piattaforme amatoriali e per i siti che riproducono UGC (YouTube su tutti).

Il nuovo testo, però, ha assolutamente eliminato ogni rischio di cattiva interpretazione delle disposizioni, da più parti segnalato in precedenza. Oggi abbiamo definizioni cristalline, che non lasciano possibilità di fraintendimenti.

Leggiamo infatti l’articolo 4, comma 1:

” […] Non rientrano nella definizione di “servizio di media audiovisivo” [...] i servizi prestati nell’esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse; […].

Sfido chiunque, di fronte a questo testo, ad affermare che c’è la volontà di imbavagliare siti e blog amatoriali o piattaforme libere come YouTube.

Credo che nessuno, nemmeno il più acerrimo oppositore del Governo, possa sostenere una tesi simile.

Sono quindi convinto che si debba rendere atto al Governo, al Ministro Scajola ed al Viceministro Romani dello sforzo profuso nella redazione di un testo (che, ricordiamolo, non è altro che l’attuazione di una direttiva europea, quindi un atto dovuto) che è ora il più chiaro e liberale possibile.

Resto comunque sempre qui, a disposizione di chi volesse farmi leggere nei commenti il proprio punto di vista, sia esso concorde o meno con il mio.

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